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FORLì - Nemo profeta in patria? Andrea Benzoni potrebbe essere l'eccezioneche conferma una regola ben radicata. Il musicista forlivese si esibirà Questa sera alle 21 nel ridotto del nuovo teatro Diego Fabbri, per un concerto che metterà in mostra òe potenzialità di uno strumento molto utilizzato e ascoltato, ma forse mai sfruttato in tutte le sue sfumature. La peculiarità del suono proposto da Benzoni è proprio questo. Il genere non conta, ognuno di questi può essere attraversato e analizzato come si vuole. "Perchè di bella musica - spiega lo strumentista romagnolo - se ne trova dappertutto, basta saperla scovare. Però a me piace suonarla tutta. Non ho punti di riferimento, e questo è rischioso, ma è una mia necessità personale". Jazz, fusion, classica, pop... "Che siano gli Inti Illimani o Simon & Garfunkel non importa - aggiunge Benzoni - io suono la chitarra amplificata il meno possibile, un unplugged che ridà la sua identità alla chitarra". La carriera solista di Andrea Benzoni è praticamente iniziata a marzo, dopo molti anni di esperienze in big band, trio e duo vari. "Il mio primo disco da solo si chiama Timing - evidenzia l'artista 39enne - ed è stato prodotto dalla casa tedesca 'Acoustic music'. In più c'è un pezzo composto da me che nel 2001 farà parte della compilation di un'etichetta prestigiosa".Già, la composizione..."Mi piace molto creare i miei brani - specifica Benzoni - ma per arrivare ad una buona qualità bisogna aver studiato molto e conoscere bene la musica. E non bisogna esagerare, perchè il troppo comporre guasta i risultati". "L'interpretazione è a sua volta un segno di creatività - osserva il talentuoso chitarrista - è istintività, altrimenti diventa business. Sia per ideare la musica, che per suonare quella degli altri, è richiesto allenamento".

I chitarristi sono una strana razza di musicisti, a volte più innamorati del proprio strumento che non della musica stessa. Così non è per Andrea Benzoni, virtuoso e musicista sopraffino, in grado però di trasmettere, tanto ai suoi allievi quanto ai suoi ascoltatori, l'amore incondizionato per le sette note. <<Non esistono musica "alta" e "bassa" - dice - ma solo musica buona e musica cattiva>>. Cultore di uno sbalorditivo solismo acustico in bilico tra il fingerpicking di Martin Taylor e la ricerca percussiva di Tuck Andress, Andrea Benzoni si esibirà nel ridotto del nuovo teatro comunale "Diego Fabbri", venerdì 15 dicembre (inizio ore 21,30). Impossibile anticipare la scaletta, <<perchè come sempre seguirò l'ispirazione del momento>>, spiega Andrea, che come tutti i grandi jazzisti ha la salutare fissa per l'improvvisazione. La sua formazione, del resto, è tipicamente cosmopolita, in viaggio tra Forlì, l?oregon, i club di Parigi, i conservatori italiani e il mitico Berklee College of Music di Boston. Il suo primo Cd da solista, Timing (uscito per l'etichetta tedesca Acoustic Music, la stessa di Pat Martino e Ralph Towner) ha riscosso un consenso unanime sulle pubblicazioni specializzate di tutto il mondo. <<La gente ha ancora volgia di sentire la musica dal vivo, e in tutta Europa c'è un grande fermento>>, dice Andrea, che è appena tornato da un minitour promozionale in Irlanda. <<Purtroppo in Italia lavorare è diventato davvero difficile. I locali non ci sono più, non solo a Forlì ma anche nelle città grandi. Il pubblico, però, si è stufato di sentire cose finte: vuole cose meno perfette, forse, ma anche meno fredde, più naturali>>.

A Forlì c'è un chitarrista apprezzato nel mondo, che tiene concerti in Irlanda e a New York, a Nashville e a Praga. Che si mantiene da quando aveva sedici anni facendo quel che più voleva senza mai prendere sul serio se stesso. Questa, per cominciare, la notizia. Che fa bene a tutti coloro che credono legittimi i propri sogni, che non passano i giorni ad affermare la propria ferocia esistenziale. Che sono disposti a mettersi in discussione. Andrea Benzoni ha quarant'anni e ha cominciato presto a mettersi in gioco. A sedici anni, appunto, abbandona la pista e la logica che la famiglia borghese suggerirebbero, sceglie di vivere con la chitarra, una delle tante che oggi pendono dal soffitto del suo studio in pieno centro storico, come prosciutti stagionati. A diciotto si diploma in Oregon e si avvia allo studio del jazz. A venti suona in un gruppo a Parigi mentre approfondisce la chitarra classica e la composizione e via di questo passo. Oggi Andrea da del tu a jazzisti mito (ho sfogliato un paio di riviste americane del settore, Andrea è citato tra i maggiori esecutori) ma non smette di sballottare le proprie certezze. <<Se c'è sicurezza l'arte muore. Occorre credere in quel che si sa fare, i risultati arrivano. I soldi non servono assolutamente a niente, se vuoi comporre. L'unica strada è rischiare>>. Per un fifone come me, (e come parecchi di voi, non vi nascondete) sono parole rivoluzionarie. E non vengono da un vincente della new economy, arrivano da un uomo mite, vestito da tempo libero, stupido di interessare a qualcuno, figurarsi a un giornale. Andrea è normalissimo, finchè non lo senti suonare. Di musica non capisco però so stare seduto. E scrivo queso pezzo mentre ascolto il suo ultimo cd, distribuito nel mondo dalla Acoustic Music, che alterna brani celebri alle sue composizioni. E quella chitarra, quella sola e isolata chitarra, mi impone di rimanere seduto, buon segno. E' la stessa chitarra con la quale Andrea si esibisce da solo, senza alchimie sonore, di fronte a centinaia di persone convenute per acoltarlo. E, superati scarica adrenalinica e crampi allo stomaco, deve essere una bella soddisfazione! Ma in Andrea non c'è un etto di prosopopea, èun romagnolo che quando è a casa cura la sua azienda agricola. S'infervora solo se lo fai parlare delle sue chitarre <<il legno vive>>, della sua famiglia, <<senza mia moglie non avrei fatto nulla>>, della sua fortuna <<posso fare quello che mi piace e stare con i miei, non c'è di meglio>>, che definisce Forlì <<una città dolce>>. Mi è capitato negli ultimi anni d'incontrare persone con notevoli capacità artistiche; hanno in comune la semplicità. E il convincimento che nulla è più eccezionale del tempo passato con i figli. E però essere attesi nelle sale da concerto americane deve essere un bell'andare. Andrea, l'ho già scritto di Valerio Melandri: quando viaggi, almeno manda una cartolina!
 



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